Il judo entrò a fare parte del programma Olimpico a partire dal 1964, manco a dirlo, a Tokyo. Ma fu dall’edizione del 1976 a Montreal, che l’Italia cominciò ad entrare nel medagliere, grazie al bronzo di Felice Mariani a 63 kg. Da quel podio in poi non è ancora successo di vedere la casella italiana vuota. Nelle successive undici edizioni infatti i nostri portacolori hanno vinto almeno una medaglia. L’ oro non si fece attendere: a Mosca 1980 fu Ezio Gamba a 71 kg il judoka italiano a fare suonare l’inno di Mameli per la prima volta. E pensare che la sua partecipazione fu in forse fino all’ultimo, per via del boicottaggio contro l’URSS. Il talento di Gamba emerse anche nell’edizione americana di Los Angeles, dove l’atleta bresciano e attuale D.T. della squadra russa, conquistò l’argento. E le donne? Il judo femminile fu introdotto alle Olimpiadi di Seoul nel 1988 e anche in quella occasione vi fu un podio italiano con il bronzo di Alessandra Giungi. Medaglia che purtroppo non venne inserita nel computo del medagliere (il judo femminile era disciplina dimostrativa), ma che diede comunque continuità ai podi italiani! La prima donna ad ottenere una medaglia ufficiale fu invece Emanuela Pierantozzi. La pluricampionessa mondiale, vinse l’argento a Barcellona a 66 kg e bissò otto anni più tardi con il bronzo del 2000 a Sidney, tra l’altro facendo un salto di ben due categorie di peso. Quella australiana fu una spedizione memorabile: oltre ad Emanuela, anche Girolamo Giovinazzo (66 kg ) e Ylenia Scapin (72 kg) misero al collo la medaglia dello stesso colore, ma il botto lo fece Pino Maddaloni (73 kg) che emozionò tutta Italia, sul podio, con il suo pianto liberatorio e la mano al petto, per un oro che si fece attendere vent’anni. Non ci siamo dimenticati di Atlanta 1996, un’altra Olimpiade straordinaria per due tra gli azzurri più forti di sempre: Giovinazzo vinse l’argento a 60 kg, in una finale molto tirata con il grande campione giapponese Nomura e Scapin, che con il bronzo a 72 kg confermò il suo appeal  con i grandi appuntamenti. Nel 2004  ad Atene fu la Morico (78 kg) a conquistare il bronzo e salvare la squadra dagli “zero tituli” e lanciare la volata per Pechino 2008 a Giulia Quintavalle (57 kg) che conquistò il primo oro femminile, tanto bello quanto sorprendente. Per tre edizioni furono solo le donne a salvare la spedizione azzurra dalla debacle e così fu anche a Londra, nel 2012, quando la calabrese Rosalba Forciniti riuscì a conquistare un bronzo a 52 kg. Il resto è storia recente: a Rio, Basile ha riportato il metallo più prezioso nella bacheca FIJLKAM, impreziosita anche dall’argento di Odette Giuffrida a 52 kg.
Quindici medaglie che ci piazzano all’ottavo posto tra le nazioni che ne hanno vinte di più in tutte le edizioni e, altra curiosità, al tredicesimo posto tra le discipline olimpiche che in Italia hanno vinto più medaglie. Una posizione molto brillante, se si pensa che le discipline che ci precedono, sono entrate molto prima nel programma olimpico.
Infine vanno ricordati anche coloro che hanno fatto parte della nazionale italiana e pur non vincendo una medaglia, ci sono andati parecchio vicini, disputando la finale per il bronzo: nel 1984 Mariani Rosati e Fazi, nel 1992 la Giungi, nel 2000 tre finali con Luigi Guido, Cinzia Cavazzuti e Jenny Gal, il bergamasco Paolo Bianchessi nel 2004, Verde e Quintavalle a Londra e infine Matteo Marconcini nel 2016. 
Ancora un po’ di pazienza per sapere cosa accadrà a Tokyo: da domani tutti incollati alla TV!